La vita di M. TAL
La vita di M. TAL
I. perché gli scacchi?
"Gli scacchi sono prima di tutto un'arte. Come si può
spiegare l'incredibile forza d'attrazione di questo
gioco? Perché milioni di persone giocano a scacchi,
migliaia di queste seguono tornei con regolarità,
centinaia di migliaia studiano la teoria e rigiocano
sulla scacchiera le partite dei più forti maestri? La
solo spiegazione, io credo, è l'enorme influenza
estetica che questo gioco esercita." (M. Tal)
II. inizio
Michail Nekhemovic Tal nacque a Riga, in Lettonia.
che allora faceva parte dell'Unione Sovietica, il 9
novembre 1936. Imparò le regole del gioco a otto anni
grazie al padre, medico, e alla possibilità di
osservare le partite giocate dai clienti nello sala
d'attesa del suo studio.
Divenne ben presto un membro entusiasta del
circolo scacchistico dei Giovani Pionieri di Riga e
all'età di tredici anni aveva già fatto sufficienti
progressi da attirare l'attenzione del migliore
giocatore lettone, Alexander Koblentz, che divenne poi
suo allenatore ed intimo amico.
Misha, come veniva amichevolmente chiamato, non fu
un ragazzo prodigio, anche se i primi passi non furono
per lui molto difficili: raggiunse velocemente la prima
categoria, e i suoi risultati nei tornei scolastici
furono più che buoni; ma incontrava difficoltà con i
giocatori più esperti.
Il ragazzo - esile ed emotivo - dovette prepararsi
ancora qualche anno, e poi, nel 1953, arrivò primo nel
campionato lettone, superando Koblentz e Gipslis.
La sua folgorante carriera era cominciata.
III. primi successi
In quello stesso anno, la squadra della Lettonia
sorprese l'ambiente scacchistico dell'URSS arrivando al
primo posto nel campionato sovietico: i suoi componenti
erano tutti giovanissimi.
Il gioco di Misha (4.5 su 7) in 2^ scacchiera è
convincente, e gli frutta il diritto di battersi per il
titolo di maestro.
Nel 1954 s'incontra a Riga con il maestro Saigin,
già campione bielorusso, e lo vince per 8 a 6.
Nel 1956 giunse primo nella semifinale di Riga del
XXIII Campionato Sovietico, e dopo cinque turni della
finale divideva il primo posto con Boris Spasskij.
Quando i due si incontrarono, tuttavia, Tal fu
sconfitto, ed al termine dovette accontentarsi di un
quinto posto ex aequo. Nel XXIV Campionato Sovietico
del 1957 giunse il primo grande successo di Tal; dopo
essersi appena qualificato per le finali, divenne,
all'età di vent'anni, il più giovane campione sovietico
di tutti i tempi. Dopo una poderosa prestazione al
torneo a squadre per studenti di Reykjavik in estate,
gli venne riconosciuto il titolo di Grande Maestro al
successivo congresso della FIDE, con speciale dispensa
poiché egli non era ancora Maestro Internazionale. Tal
cominciava ad entrare nella storia degli scacchi.
IV. verso il campionato del mondo
Il XXV Campionato Sovietico, tenutosi a Riga, nel
1958, era anche torneo zonale, e con gioia dei suoi
concittadini Tal ripetè il successo dell'anno
precedente, ma solo con il minimo scarto. Per la gran
parte del torneo Petrosian fu in testa, e fu soltanto
al penultimo turno che Tal lo raggiunse. Al turno
finale, Petrosian fece una rapide patta con Averbakh,
mentre Tal vinse una rocambolesca partita contro
Spasskij.
I rappresentanti sovietici all'Interzonale di
Portorose, in Jugoslavia, del 1958, erano, oltre a Tal
e Petrosian, David Bronstein e Yuri Averbakh.
All'inizio del torneo, Tal poteva essere considerato
come il partecipante più forte; ma quello che attirò la
maggiore attenzione fu il quindicenne campione
americano Bobby Fischer.
Tal si impose con 13 punti e mezzo su 20, mezzo
punto in più di Gligoric; appaiati al 3^/4^ posto
furono Benko e Petrosian, ed al 5^/6^ posto Fischer e
Olafsson.
Il successo di Tal fu accolto dai critici con
contrastanti giudizi: da un lato le sue capacità
tecniche erano immense (Euwe fece prontamente notare
che "in capacità combinative supera forse lo stesso
Alechine"); in precedenza Bronstein aveva scritto che
"Tal non ha uguali nell'abilità di calcolare
rapidamente e profondamente, nell'arte di avviare il
gioco secondo il suo gusto creando complicazioni nelle
posizioni più innocue, e nell'abilità di prevenire e
confutare gli schemi combinativi del suo avversario".
C'erano, tuttavia, serie mancanze nel suo gioco;
ciò che era stato detto di lui alcuni anni prima, che
"gioca molto imprudentemente, ed è impreciso nel
realizzare un vantaggio", era, in un certo senso,
ancora vera; a Portorose aveva gettato via alcune
vittorie nel tentare troppo violentemente di terminare
con rapidità.
Ciò che veramente irritava alcuni dei suoi più
acerrimi critici era la sua filosofia della
combinazione. Mentre la maggior parte degli altri
Grandi Maestri operavano un sacrificio soltanto se lo
ritenevano corretto, Tal sacrificava (e volentieri!) se
non vedeva che fosse scorretto: poi toccava
all'avversario trovare una confutazione, se poteva...
Generalmente non poteva, ma se successivamente
approfondite analisi "post-mortem" ne rivelavano una,
naturalmente ne risultava che Tal era stato fortunato,
o che aveva vinto strapazzando un giocatore da poco.
E' in quest'ottica che va considerata la
dichiarazione di Smyslov che, alla vigilia del torneo
dei Candidati, disse di considerare scorretto lo stile
di Tal e che riteneva, nelle sua qualità di Grande
Maestro, essere suo dovere batterlo correttamente.
Il torneo dei Candidati del 1959 si svolse nelle
tre città jugoslave di Bled, Zagabria e Belgrado, con
gli otto giocatori (Tal, Keres, Petrosian, Gligoric,
Smyslov, Fischer, Benko e Olafsson) che dovevano
giocare quattro partite contro ogni avversario.
Tal lo vinse davanti a Keres, battendosi alla pari
con i suoi compatrioti e, soprattutto, accumulando la
gran parte dei suoi punti con folgoranti successi
contro quelli che finirono in fondo alla classifica
finale: terminò il torneo con un 4 a 0 contro Fischer,
3.5 a 0.5 con Olafsson, e 3.5 a 0.5 contro Benko.
Fu così che Tal si avviò ad essere il futuro
sfidante dell'allora campione del mondo: Botvinnik.
V. il primo match
Le opinioni, naturalmente, erano nettamente divise
a proposito delle possibilità di Tal contro Botvinnik.
Alcuni ritenevano che egli si sarebbe finalmente
imbattuto in un avversario immune ai sacrifici
scorretti, e che ad ogni turno avrebbe replicato alle
sue bravate combinative con una solida difesa; questo
punto di vista era avvallato dal fatto che, al torneo
dei Candidati, Keres vi era riuscito semplicemente
accettando tutti i suoi sacrifici e ringraziando, e poi
contrattaccandolo tranquillamente.
D'altra parte, Tal era divenuto, agli occhi degli
appassionati di scacchi di tutto il mondo, specialmente
i giovani, quasi un dio, e per molti era inconcepibile
che la sua ininterrotta serie di successi potesse
essere troncata.
Più obiettivamente, egli aveva il vantaggio della
giovinezza; la differenza di ventisei anni tra lui e il
suo rivale era la maggiore di tutti i match fin da
quelli fra Lasker e Steinitz. Sarebbe stato capace il
professor Michail Botvinnik, con il suo gioco
scientifico, a fermare la "furia" lettone?
TAL: "Era la prima volta che io e Botvinnik ci
incontravamo sulla scacchiera. Fino ad allora avevo
avuto modo di conoscere la sua terrificante forza dalle
eloquenti partite da lui giocate. L'occasione di
conoscerlo per esperienza diretta era arrivata. Più
volte, durante le prime partite, riuscii a salvarmi
dalla sua stretta di ferro per una sorta di miracolo.
Fu soltanto nella seconda parte del match, quando ormai
stavo conducendo. che maturai la convinzione di poterlo
battere con le sue stesse armi".
BOTVINNIK: "Rimasi sorpreso dalla sua capacità di
immaginare varianti complesse. Anche da come impostava
la partita: non era interessato a dare un giudizio
oggettivo alla posizione, fosse essa vantaggiosa o
svantaggiosa. Egli era unicamente alla continua ricerca
di spazio per i suoi pezzi. In una situazione del
genere venni indotto ad analizzare varianti di estrema
difficoltà. Tal mi stava sconfiggendo sul piano
tattico. Naturalmente cominciai a commettere degli
errori".
Durante il campionato del mondo del 1960, Tal
mostrò di essere un giocatore completo. Capace di
destreggiarsi sia nei suoi amati uragani tattici, sia
nelle sottili schermaglie posizionali di cui Botvinnik
era maestro raffinatissimo.
Dopo le prime partite (Tal vinse subito la partita
d'inizio) si ebbe l'impressione che l'antica brama di
battaglia, l'amore per la complicazione, se ne fossero
andati; predominava ora un'accentuazione dei motivi
puramente tecnici.
Ma nella sesta partita Tal ridivenne il "pirata"
di Portorose, vincendo con un controverso sacrificio
(diagramma 1: 21..., Cf4)
su cui, ancora oggi, si pubblicano fior di
analisi.
Nella settima partita Tal demolì la Caro-Kann di
Botvinnik (forse il vero fulcro della vittoria finale
di Tal), e parve così avviato verso una vittoria
totale. Nel suo libro del match, Botvinnik critica Tal
per non aver giocato per il punteggio nelle partite
successive; con un vantaggio di tre punti egli avrebbe
potuto semplicemente giocare in sicurezza, costringendo
l'avversario a correre rischi e, possibilmente, a
sbilanciarsi.
"Ma giocare per la patta per diciassette partite
era una prospettiva veramente spiacevole", fece notare
Tal di rimando.
Botvinnik, comunque, vinse l'ottava partita dopo
una difficile lotta, quindi la nona.
La decima partite fu una patta, poi Tal vinse
l'undicesima, andando in vantaggio di tre ponti.
apparentemente di rallentare il ritmo del match, e
seguirono cinque patte consecutive. Anche la
diciassettesima partita avrebbe potuto essere una patta
se, nella posizione del
diagramma 2
Tal avesse giocato 12.Dd2 invece
dell'antiposizionale 12. f4?!. Tal racconta che, mentre
stava considerando l'alternativa, gli fu
improvvisamente chiara l'esatta natura dei problemi
connessi: se avesse giocato 12. Dd2 e pattato "mi
chiesi se mia moglie ed io avessimo avuto il tempo di
andare al cinema o al teatro". La risposta, si suppone,
fu no, visto che egli giocò 12. f4 e vinse in 41
mosse.
Ora aveva nuovamente un vantaggio di tre punti, ed
il compito di Botvinnik appariva impossibile. Egli,
comunque, tentò. Sfiorò la vittoria nel finale della
diciottesima partita, quindi nella diciannovesima giocò
una difesa olandese a doppio taglio, nel tentativo di
assicurarsi chances di vittoria giocando col nero: Tal
vinse e questa fu la fine, almeno per quanto riguardava
questo match.
La ventesima e la ventunesima partita furono
patte, e Tal divenne il più giovane campione del mondo:
aveva solo ventitrè anni, e sebbene i suoi due più
plausibili sfidanti, Spasskij e Fischer, fossero già
formidabili e incamminati a divenirlo ancora di più,
pareva impossibile che qualcuno potesse mai essere più
forte di Tal.
VI. il secondo match
Il secondo match si giocò un anno dopo, sempre a
Mosca. Tal non era però in perfetta forma fisica, e lo
stesso Botvinnik propose di posticipare la rivincita,
ma il giovane campione del mondo rifiutò.
BOTVINNIK: "Durante il primo match ebbi modo di
conoscere a fondo il mio avversario. Per la rivincita
mi convinsi di non avere alcuna possibilità nel
confronto con i pezzi mobili e attivi. Giocai così
posizioni chiuse nella quali Tal non avrebbe potuto
ottenere alcun vantaggio...la sua debolezza in quel
tipo di posizioni decise il secondo match".
Così, solo un anno dopo essersi arreso al suo dinamico
avversario, Botvinnik si riprese il titolo,
riconquistandolo in un match (+10 =6 -5) che apparve
più a senso unico di quello nel quale aveva perso.
Molto sportivamente, però, ammise che se il suo giovane
avversario fosse riuscito a raggiungere una maggiore
professionalità, sarebbe diventato pressochè
imbattibile.
Le ragioni di questo strano rivolgimento di cose sono
difficili da afferrare. Senza dubbio una delle più
importanti, se non forse la principale, fu lo stato di
salute di Tal; la seria malattia renale che lo aveva
frequentemente condotto in ospedale, e che infine lo ha
ucciso, iniziò ad infastidirlo poco dopo la sua
conquista del titolo, condizionandone per sempre il
rendimento.
VII. un giocatore a livello mondiale
"Per poter giocare sempre a ritmo così alto
sarebbe stata necessaria una vigorosa e costante
mobilitazione delle forze fisiche. ma Tal, proprio in
questo campo, trovò il limite della sua ascesa e la
causa del suo declino" (PORRECA)
Anche se limitato dai suoi problemi di salute, Tal
continuò a essere uno dei migliori giocatori del mondo,
vincendo decine di competizioni
(vedi risultati agonistici )
e questo considerando che nella sua carriera più
volte fu costretto a ritirarsi dai tornei, o a giocare
senza la consueta "grinta", proprio a causa delle sue
condizioni fisiche.
Nel 1978 Tal fu anche inviato speciale, per la
rivista di scacchi "64", al match di Bagujo, dove
Karpov e Korcnoj si affrontavano per il titolo
mondiale. E fu al ritorno dalle Filippine che il suo
gioco divenne nuovamente irrestibile. Arrivò primo in
vari tornei, tra cui, nel 1979 - e sicuramente questo
gli diede una grande gioia - l'interzonale di Riga, la
sua città: con uno strepitoso punteggio di 14 su 17,
unico imbattuto, dimostrò di essere ancora il grande
Michail Tal, ex-campione del mondo.
Nel 1988 è stato in grado di vincere il campionato
del mondo lampo, e nello stesso 1992 si è piazzato bene
nel difficile torneo open di Siviglia.
VIII. la leggenda
Oltre agli ottimi piazzamenti nei tornei, i
primati che Tal ha collezionato nella sua difficile
carriera sono stati innumerevoli:
- 1957: il più giovane campione sovietico (21
anni);
- 1957: da Maestro a Grande Maestro senza avere mai avuto
il titolo di Maestro internazionale;
- 1959: il più giovane vincitore del torneo dei candidati;
- 1960: il più giovane campione del mondo;
- 1972-1973: record d'imbattibilità consecutiva: su 86
incontri, 47 vittorie e 39 patte;
- con la squadra della URSS ha ottenuto, in otto olimpiadi
scacchistiche, 64 vittorie, 34 patte e solo 2
sconfitte.
Mikhail Tal fu definito anche "l'artista degli
scacchi" in quanto lui stesso considerava arte il gioco
di cui divenne, anche se per solo un anno, il campione
del mondo.
Sicuramente l' aspetto del suo gioco che più di
ogni altro era capace di entusiasmare anche i
principianti, era la sua capacità di "abbracciare"
l'avversario e insieme a lui lasciarsi "cadere" in
abissi di complicazioni tattiche. Qualcuno lo ha
paragonato a Morphy e ad Alekhine, ma il suo gioco
aveva in realtà caratteristiche diverse.
"Le combinazioni di Morphy, mantenendo intatto il
loro fascino spettacolare, scaturivano da posizioni
forzate, nelle quali la combinazione non era altro che
una sequenza di mosse incontrovertibili, inconfutabili,
destinate in ogni caso alla vittoria; mentre Tal, a
volte (anzi, diverse volte), si esibiva in sacrifici al
meglio 'dubbi' ma capaci di far divampare una lotta
talmente furibonda, posizionalmente scomposta e di
allucinante intensità, nella quale egli si trovava
perfettamente a suo agio, e gli avversari, solitamente,
no: nella bagarre, quindi, si determina spesso l'errore
che consente a Tal di 'combinare' con la propria verve
tattica travolgente." (Mariotti).
Si arrivò addirittura a mormorare che Tal usasse
l'ipnotismo, durante le partite, per confondere gli
avversari, ma ovviamente non si può prendere questa
ipotesi sul serio. Molto più realisticamente si può
dire che Tal usasse la tattica e le combinazioni per
fare passare la partita da una posizione tranquilla a
una "instabile", in cui però le possibilità fra i due
giocatori rimanevano sostanzialmente pari; naturalmente
era poi molto più difficile trovare la giusta
continuazione: ma questo era vero per entrambe le parti
in lotta.
"Tal è il giocatore che ha prodotto le partite più
spettacolari negli scacchi moderni. La sua notevole
immaginazione e l'impressionante capacità di calcolo lo
inseriscono nella ristretta lista dei più grandi
guiocatori di tutti i tempi" (Petrosian).
La sua forza di volontà, il suo spirito
combattivo, il suo carisma, lo accompagnarono fino
alla fine, rendendolo grande ai nostri occhi non solo
come scacchista, ma anche come uomo: Tal apparteneva a
quella categoria di uomini eccezionali che non sanno e
non vogliono risparmiare nemmeno un minuto della loro
vita "perché sanno che non ci sarà una scconda
possibilità".
Ed è anche per questo che chiunque era, è o sarà
interessato al fantastico mondo degli scacchi non potrà
trascurare questo brillante personaggio: Misha Tal.
Che cosa sono gli scacchi?
"A volte sono i giardini del Paradiso, a volte un
patibolo. Ma come può essere angoscioso stare nei
giardini del paradiso, così può essere allo stesso modo
piacevole rischiare il patibolo" (M. Tal).
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