Dal 1846, 150 anni al servizio della Comunita'

Cominciarono a chiamarci "Pompieri" in quel grosso incendio del 1846. Ci chiamano ancora cosi'.
Questa e' una breve sintesi della nostra storia, pubblicata in occasione della celebrazione dei nostri 150 anni nel dicembre 1997.
E' preceduta da una presentazione del Sottosegretario alla Protezione Civile prof. Franco Barberi.

"Tutti per uno, uno per tutti..."(*)  

I Civici Pompieri di Persiceto
note storiche

L’auto Nazzaro dei Civici Pompieri di Persiceto, 1936 circa.




Il sottosegretario di Stato
per il Coordinamento della Protezione Civile

Roma, 17 novembre 1997
 

 Amministrare una comunità significa promuoverne la crescita ordinata e lo sviluppo e questi obiettivi assolutamente prioritari non possono prescindere da una condizione necessaria: tutelare, anzitutto, la sicurezza dai rischi ai quali sono esposti.
 Questa esigenza di sicurezza si è concretizzata, nel passare dei secoli, in forme sempre diverse. Se un tempo essa significava soprattutto bisogno di un apparato militare di difesa esterna, oggi che, fortunatamente, il rischio di un conflitto armato sul nostro territorio è estremamente ridotto, questa esigenza di sicurezza viene avvertita dalla cittadinanza nei riguardi di quei pericoli, o rischi, connessi con l'ordinaria vita civile, lo svolgimento delle diverse attività produttive, la convivenza e l’armonizzazione delle esigenze dello sviluppo, anche urbano, con quelle del territorio e della sua conformazione.
 Ecco perché la crescita della cultura della sicurezza, della cultura della protezione civile, si manifesta nella sua forma migliore nella crescita della sensibilità comune per questi temi, concretizzata esemplarmente nella partecipazione volontaria alle strutture operative di sicurezza antincendio e protezione civile.
 I 150 anni di vita del Corpo dei Civici Pompieri di S.Giovanni in Persiceto testimoniano un cammino iniziato da molto tempo e che prosegue anche oggi, con maggiore impegno, con aspirazioni più grandi, con risultati operativi sempre migliori.
 Auguri, quindi, ai Vigili del Fuoco Volontari di S.Giovanni in Persiceto: altri 150 anni di storia, di impegno, di progressi. Un augurio - ne sono certo - che viene condiviso dagli abitanti della zona, felici di poter vivere più sicuri nel territorio che amano.
                Franco Barberi


 
 1. Le origini.
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Pompa idraulica, modello francese, 1884
 
Le Pompe idrauliche

 Nel 1846 il Gonfaloniere Vincenzo Sassoli dispose l’acquisto di due Trombe Idrauliche, o "Pompe da spegnere Incendi", presso l’artista meccanico Angelo Diamanti di Bologna, per scudi 280. Simili a quelle dei Pompieri di Bologna acquistate a Parigi, erano complete di carro a 2 ruote, con timone per tiro a uomo, attrezzi, un fanale e tubi di lino. Avevano il corpo in ferro, con campane per due stantuffi. Azionate a mano, lanciavano l’acqua che una catena di persone con secchi di pelle gettava in un tino di rame. Anni dopo furono modificate per aspirare l’acqua dalle numerose canalette che scorrevano in città. Piazzata una Pompa sul luogo dell’incendio, occorreva tempo e precisione per montarla e metterla in funzione e potere controllare il fuoco. Si trattava di macchine molto delicate, tanto che il minimo errore le rendeva inutilizzabili; occorreva disporre di personale appositamente addestrato, i Pompieri. Nel 1880 le Pompe erano 4, divenute 8 nel 1921. Nel 1925 fu acquistata una motopompa. Delle antiche Pompe purtroppo non resta nulla, perché nel 1935 furono cedute al governo fascista come metallo.
 
 Il primo intervento ufficiale dei Pompieri di Persiceto avvenne il 26 Giugno 1846, in via Sant’Apollinare, in città.
 A quel tempo le case avevano strutture in legno (spesso con fienile), mentre l’illuminazione e il riscaldamento erano ottenuti con lumi e focolari. Erano quindi frequenti gli incendi sia all’interno della cerchia urbana che nei borghi e nelle campagne; in città le conseguenze erano spesso gravi, per via della più alta densità demografica. Lo spegnimento era lasciato all’iniziativa occasionale di privati cittadini, pieni di buona volontà, ma privi di mezzi adeguati, organizzazione e addestramento. Alcune norme di prevenzione erano comunque imposte dalla Municipalità, che ostacolava la presenza di ammassi di materie incendiabili. Ma in città esistevano numerose stalle, molti fienili e depositi di legna.
  Nell’anno 1844 prese fuoco il "Palazzo dei Disperati", nel quartiere San Lorenzo, abitato da gente povera e disoccupata. Per poco l’incendio non si estese ad un grosso gruppo di edifici anche se la distruzione completa del palazzo costrinse il Municipio ad ospitare le numerose famiglie sfollate fino alla primavera successiva in abitazioni d’emergenza.
  Il grave avvenimento indusse l’Amministrazione Comunale ad organizzare un economico servizio antincendio, come già andavano facendo in quel tempo altri Comuni limitrofi. L’esempio era dato dalla città di Bologna, dove nei primi anni del 1800, in esecuzione delle leggi napoleoniche, era stato creato un corpo di Pompieri sul modello di quello modernissimo di Parigi, progettato personalmente dall’imperatore.
Segnali per tromba, usati durante gli incendi
I segnali musicali
La Fanfara
 Il primo Gennaio era tradizione per le bande musicali percorrere il paese suonando sotto le finestre di personalità e amici per augurare il buon anno, in cambio di qualche spicciolo. Nel secolo scorso quasi ogni Corpo di Pompieri in Europa aveva un gruppo musicale, la Fanfara, per allietare feste e momenti di vita collettiva, tanto che nel 1905 venne organizzato ad Alais, in Francia, un Concorso Musicale Internazionale a loro riservato. Quella del Corpo dei Civici Pompieri di Persiceto fu molto attiva in paese e fuori, dal 1874 fino al 1938, in occasione di feste, balli, veglioni, e soprattutto banchetti. Era composta da 5 Pompieri nel 1875, e da ben 16 nel 1899, che spesso erano anche membri della Banda municipale Regina Margherita. Tra gli strumenti usati, le due trombe a squillo erano usate dai due Pompieri Avvisatori per dare l’allarme in paese e chiamare i colleghi in caso di incendio, e servivano a dare ordini agli uomini nella confusione degli incendi; sono rimasti gli spartiti musicali dei segnali.

  L’Amministrazione Comunale, accogliendo anche le proposte fatte dai primi enti assicurativi che coprivano i rischi da incendio degli edifici urbani, costituì il "Corpo dei Pompieri Urbani di Persiceto", al comando dell’ingegnere comunale Luigi Gamberini.
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2. Dal 1846 all’unificazione del Corpo  (1939).
  Anzitutto vennero acquistate due Pompe idrauliche. Azionare le antiche Pompe antincendio era molto complicato; occorreva personale addestrato, per l’appunto i "Pompieri" (chiamati anche "Vigili" o "Guardie a Fuoco"). Venne poi stilato e approvato un dettagliato Regolamento Organico e Disciplinare che indicava le regole di comportamento e di gestione del Corpo, organizzando sistematicamente quanto già veniva fatto spontaneamente dai cittadini in caso di incendio.
II Corpo era costituito, come oggi, da volontari, cittadini di Persiceto, scelti tra i muratori, i falegnami, fabbri, i lanternai, gli imbianchini, gli apparatori, più alcuni ufficiali, tra i quali un ingegnere e un chirurgo. Erano attrezzati dal Comune, e ricevevano un modesto compenso (quasi mai sufficiente a risarcirli delle ore di lavoro perdute) per ogni ora di servizio effettivo. Si addestravano marzialmente all’uso di scale e attrezzi ogni domenica mattina (dalle 6 alle 8), nei mesi caldi dell’anno, e tenevano continuamente in efficienza le macchine.
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II Soccorso
 Dal secolo scorso fino ai primi decenni del Novecento, l’intervento dei Pompieri veniva richiesto direttamente al Comune o al magazzino delle Pompe.

 Partiva allora un primo gruppo di Pompieri con una Pompa e un carro attrezzi, spinti a mano, o, più raramente, con un cavallo, noleggiato in piazza. II corteo che si precipitava correndo per le strade di Persiceto, spesso di notte, era composto da una turba schiamazzante di Pompieri, uomini e ragazzini. Le ruote di legno erano cerchiate in ferro, e sul selciato delle strade dovevano produrre un gran rumore. Un avvisatore li precedeva suonando una tromba, sia per chiedere strada, che per richiamare gli altri Pompieri dal loro lavoro. Giunti sul luogo dell’incendio i Pompieri iniziavano a montare le Pompe, aiutati da altri cittadini che provvedevano a salvare le masserizie dagli edifici incendiati, e formare una catena per alimentare la Pompa con acqua. Se necessario, salivano sul tetto con le scale e, usando le asce, tagliavano travi e assi per isolare le parti attaccate dal fuoco. Intanto arrivavano i rinforzi. Spento l’incendio, una squadra restava a sorvegliare il luogo per alcune ore, per impedire l’eventuale ripresa delle fiamme.
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 Avevano anche altre mansioni, strettamente legate alla vita sociale della comunità, come la sorveglianza al Teatro Comunale durante gli spettacoli o i compiti di polizia urbana e di rappresentanza durante le cerimonie pubbliche. Le spese di spegnimento erano per due terzi a carico del proprietario e per un terzo dei confinanti. Le assicurazioni poi rimborsavano la spesa.
  Le prime Pompe erano di tipo premente, azionate a mano, e corredate di un carro per il trasporto, con badili, piccozze, martelli, leve, lanterne; secchi e tubi di canapa, e naturalmente asce per tagliare le travi dei tetti, in modo da isolare le parti incendiate. Per il rifornimento d’acqua si confidava sulle canalette scoperte, sulle fosse, e sui canali, che erano numerosi in Città. In caso di incendio l’acqua veniva trasportata alla Pompa da catene umane di uomini e ragazzi che si passavano i secchi. Le Pompe e gli altri attrezzi necessari vennero ospitati in una sede, chiamata Quartiere, situata dapprima al piano terra del Palazzo Comunale e poi, dal 1874 al 1963, nell’ex chiesa di San Francesco. Qui venivano conservati in efficienza e pronti all’uso sotto la sorveglianza di un Custode.
 L’organizzazione definitiva venne data tra il 1871 e il 1873, soprattutto per opera dell’Ingegnere Francesco Gamberini. In quest’anno vennero anche confezionate apposite divise molto eleganti, e istituita la Fanfara.
  In caso di incendio i cittadini avvertivano il Custode, il quale provvedeva a chiamare i Pompieri; in origine suonando la campana della Torre Comunale e, dal 1873, utilizzando trombe a squillo, in questo aiutato dai Pompieri Avvisatori. Non appena raccolta una prima squadra di Pompieri questa partiva, con i carri che portavano gli attrezzi e le Pompe, preceduta dagli avvisatori che suonavano le trombe. In rare occasioni, soprattutto se l’incendio era lontano, i carri venivano attaccati a cavalli presi a nolo in piazza; ma il più delle volte bisognava spingerli a mano, spesso anche fino a Decima, Castagnolo, o Sant’Agata.
  La rumorosa comitiva era quasi sempre seguita da una folla di uomini e ragazzini, che oltre ad aiutare a spingere i carri, si prestavano spesso al faticoso lavoro di azionare la macchina e trasportare l’acqua con i secchi fino alle Pompe. Erano questi i "Collettizi", anch’essi ricompensati per l’opera prestata. È interessante notare come l’uso di seguire i Pompieri si sia conservato fino ai nostri giorni.

 
Un modello di Scala Porta, 1900
La Scala Aerea
 Il 12 Novembre 1914 arrivò alla stazione ferroviaria di Persiceto la nuova scala aerea dei Pompieri. II nostro Corpo disponeva fin dalle origini di diverse scale ("semplici", "all’italiana", "a rampone"), che erano indispensabili per salire velocemente sui tetti delle case incendiate, in modo da potere tagliare la strada al fuoco con le asce, o controllarlo con l’acqua. Nel 1880 il Comandante Gamberini costruì una economica scala a scorrimento da 10 m, robusta e facile da montare, che fu usata fino al 1928. Nel 1900 molti edifici del paese superavano i 16 metri di altezza, e la intricata rete di fili elettrici appena installata intralciava l’uso delle scale. Nel 1914 il comandante Giovanni Lodini indusse il Comune ad acquistare per £.2000 una scala aerea dalla ditta Carlo Porta di Milano. Era di tipo a Coulisse, su carro a quattro ruote, con sviluppo di m18, accessoriata con viti di livellamento, freno automatico sull’argano di sollevamento, manovelle snodate automatiche, stanghe per il traino ad un cavallo e timone per trazione a mano. Reggeva fino a tre uomini, e un tubo pieno d’acqua. La scala esiste ancora, in perfette condizioni.
  In città gli interventi erano richiesti principalmente per incendi di fienili e sottotetti (o canne fumarie) a gruppi di case; in campagna per incendi di fienili e casolari. Anno dopo anno il numero degli incendi crebbe continuamente. Ricordiamo qui alcuni tra i primi grossi interventi:
26 giugno 1846: primo intervento su incendio, in via S.Apollinare, della durata di ben due giorni;
 26 settembre 1857: incendio al fabbricato della Chiesa del Poggio;
8 luglio 1882: esplosione, con incendio e crollo dell’edificio che ospitava la famosa fabbrica di fuochi artificiali di Mariano Riva, all’interno della città. Un Pompiere restò ferito. L’intervento durò alcuni giorni, con grande pericolo per l’intera città. Lo Stato concesse una medaglia d’argento al valor civile all’Ing. Gamberini e 7 medaglie di bronzo, di cui una al Corpo Pompieri;
6 ottobre 1884: alluvione del Samoggia. I Pompieri, comandati da Antonio Forni, diedero prova di organizzazione e professionalità. Da questo momento in poi il Corpo Pompieri fu spesso impegnato in opere di soccorso per alluvioni e allagamenti;
12 aprile 1912: incendio del Politeama Garibaldi, situato presso la Porta omonima. Benché i Pompieri riuscissero a circoscrivere l’incendio, già propagato, numerose famiglie restarono senza casa, tanto che fu istituito un apposito comitato di soccorso;
1932: esplosione di un deposito di grano, che causò tre morti.
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Biglietto da visita del Corpo, fine '800
Esibizioni pubbliche
 Fino al 1910, il giorno 4 giugno si festeggiava la Festa dello Statuto, o dell’Indipendenza. I Pompieri di Persiceto si esibivano sulla pubblica piazza nei loro spettacolari esercizi ginnici. Talvolta simulavano uno spegnimento, talaltra eseguivano acrobazie e figurazioni artisticoginniche con le scale. Le loro esibizioni erano diventate famose ed attiravano la cittadinanza.

 All’inizio del secolo essi partecipavano alla vita sociale della Comunità in molti modi che non rientravano nel soccorso immediato: avevano compiti di rappresentanza, di scorta al Gonfalone Comunale nelle numerose cerimonie pubbliche: premiazioni, commemorazioni, funerali, festeggiamenti, e durante le processioni religiose scortavano l’immagine sacra della Madonna del Poggio. Erano addetti alla sorvegliavano del Teatro Comunale durante gli spettacoli, e garantivano l’ordine pubblico al mercato settimanale del bestiame, durante le fiere, e sui corsi mascherati. Quando il 7 Aprile 1887 venne inaugurata la Stazione Ferroviaria di Persiceto i Pompieri coordinarono le operazioni della cerimonia e assicurarono il servizio d’ordine.
 
  Mentre all’inizio i Pompieri avevano l’unico scopo di spegnere gli incendi in città, col tempo vennero loro attribuite le più svariate competenze e i più diversi incarichi. Nel 1900 la Municipalità dovette conferire loro la veste di Pubblici Ufficiali, con compiti di Polizia Urbana, perchè potessero meglio esercitare la loro autorità in occasione del servizio di vigilanza al mercato del bestiame e alle fiere.
 
  Di fatto già dal 1846 essi dovevano assicurare il servizio di vigilanza al Teatro Comunale, durante le rappresentazioni e in particolare durante i movimentatissimi Veglioni di Carnevale, che durante tutto il secolo scorso e fino ai primi anni del 1900 attiravano centinaia di persone da tutta la provincia. Si conservano ancora le lettere di richiesta ai Pompieri da parte delle principali società carnevalesche: la Società del Sole, quella della Marcolfa, e quella di Bertoldo e Bertoldino.

 
II Teatro
 Organizzati dalle società carnevalesche per raccogliere fondi, nel periodo del Carnevale si tenevano nel nostro Teatro Comunale i tradizionali Veglioni notturni, motivo di richiamo per molte persone dalle città vicine. I pericoli d’incendio erano numerosi, visto che l’illuminazione era a petrolio, si servivano bevande calde nel "caffè" allestito in fondo al palco e la sala era frequentata da molti indisciplinati fumatori di sigari e sigarette. II servizio di prevenzione incendi era assicurato fin dal 1847 da un drappello di locali Pompieri (nel 1898 erano richiesti 8 semplici, 2 capi squadra, 1 capo plotone e 1 ufficiale). Nel cortile era pronta all’uso una delle Pompe a mano, che prendeva acqua da una canaletta apposita, e un carro attrezzi.

 La presenza dei Pompieri in alta uniforme, con gli elmi d’ottone lucidati a specchio, i bottoni scintillanti, le insegne e i nastri colorati, contribuiva al tono elegante della circostanza. Per alcuni anni anche il Corpo Pompieri organizzò un proprio veglione. Fece notizia quello che aprì il Carnevale del 1889, cui parteciparono i colleghi dei vicini paesi e si concluse alle 7 del mattino successivo.
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  Anche ai Corsi Mascherati, ai frequenti spettacoli pirotecnici e a tutte le feste e cerimonie pubbliche erano presenti i Pompieri, in alta uniforme (con i bottoni, le insegne, gli spadini e l’elmo di ottone tirati a lucido) impettiti e orgogliosi.
  Dal 1873 circa al 1915 furono inoltre i portatori del Gonfalone Municipale, e quindi incaricati del servizio d’onore. Essi aprivano ogni sfilata, corteo e processione religiosa, accoglievano personalità e coordinavano anche lo svolgersi di iniziative come l’inaugurazione della nostra Stazione Ferroviaria (7 aprile 1887), o il passaggio a Persiceto della più importante corsa automobilistica d’Italia, la Coppa Florio, nel 1908.
  Ma i Pompieri erano anche protagonisti della vita pubblica nei momenti di festa. Dal 1873 al 1935 la loro Fanfara suonava spesso assieme alle altre Bande del nostro paese, animando feste e organizzando raccolte di fondi per beneficenza, come quella del 1909 per i terremotati della Sicilia.
  In tutte le occasioni possibili (e dal 1861 al 1915 almeno una volta all’anno in occasione della festa nazionale dello Statuto Albertino) i Pompieri si esibivano pubblicamente eseguendo manovre alle Pompe, spettacolari esercizi ginnici con le scale, e lanci nei teli dalle torri di manovra, o dalle scale.
 
La Grande Guerra
 Col nuovo secolo a Persiceto erano nati nuovi impianti industriali, e diversi depositi di granaglie, tutti ad alto rischio di incendio. Allo scoppio della guerra i giovani furono richiamati alle armi e il nostro Corpo Pompieri si trovò dimezzato nel personale, con attrezzature da rinnovare. Il Comandante Giovanni Lodini cercò di rimediare con un appello pubblico, al quale risposero 30 giovani, che in pochi giorni il vice Ermanno Quaquarelli addestrò accettabilmente. Al posto della divisa si accontentarono di un bracciale di riconoscimento. Il Comune fornì due biciclette per permettere ai Pompieri avvisatori di andare a chiamare quelli che abitavano o lavoravano fuori città. La sede del Corpo (l’ex Chiesa di S.Francesco) venne requisita dal Comando Militare per farne un deposito di avena, cosicché i Pompieri furono trasferiti in un locale di fortuna. Si ebbero gravi difficoltà nei soccorsi con frequenti litigi coi militari di stanza a Persiceto, ma il Corpo resistette. Nei 1917 i Pompieri tornarono dal fronte. Due anni dopo tra le prime cose essi riorganizzarono la Fanfara, quale buon auspicio per il futuro.
  L’inizio della prima guerra mondiale terminò l’epoca d’oro dei Pompieri persicetani. Chiamati in massa alla guerra, pochi ne tornarono; né i superstiti furono sufficienti a ricostruire il vecchio Corpo, nonostante gli sforzi del Comandante Giovanni Lodini e di alcuni volonterosi. Tuttavia, con le macchine ormai antiquate e non più affidabili, le divise logore, la disciplina sparita, il Corpo resistette, continuando come possibile la propria opera, confidando sull’entusiasmo e la dedizione dei suoi membri, Non sempre con buoni risultati.
 Ormai il costo delle attrezzature e del personale era troppo alto per un Comune come il nostro. Nel 1927 il Corpo venne riorganizzato sotto la direzione del maestro Ermanno Quaquarelli e dotato di mezzi a motore. Per sostenerne l’istituzione il Comune impose che la ditta appaltatrice del servizio di nettezza urbana comunale assumesse alcuni Pompieri. Acquistò poi una autoinnaffiatrice FIAT 603, con motopompa, che serviva contemporaneamente agli spazzini per compiti di manutenzione comunale, e ai Pompieri per gli incendi, in città e  nei comuni vicini. Anche durante il ventennio i Pompieri mantennero un saldo legame con la propria Comunità, riuscendo in qualche modo a restare al di sopra dei conflitti politici, pur in anni molto difficili.
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3. Dal dopoguerra ai nostri giorni
   La storia recente inizia nel 1939, quando per volontà del Governo (R.D. 27 Feb 1939 n.333) vennero unificati tutti i Corpi Pompieri d’Italia, creando il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, alle dipendenze del Ministero dell’Interno. Nel 1920 in provincia di Bologna c’erano Distaccamenti Volontari nei Comuni di Bazzano, Budrio, Castel S.Pietro Emilia, Castelfranco Emilia, Cento, Crevalcore, Imola, Pieve di Cento, S.Agata Bolognese, S.Giovanni in Persiceto, S.Pietro in Casale, Porretta Terme, Vergato. Nel 1939 ne venivano definitivamente chiusi alcuni. Una delle prime ordinanze nazionali fu il divieto di partecipazione alla serie di tradizionali iniziative pubbliche, per dargli una nuova immagine del Corpo, militare e finalizzata alla propaganda. Questo determinò un trauma notevole, attenuando il legame con la Comunità, che da questo momento in poi li vide solo nei momenti del bisogno. Nel corso della grande alluvione del 1937 i Pompieri lavorarono per mesi al soccorso delle famiglie colpite, trasportando acqua potabile e ripristinando l’uso dei pozzi.
I Vigili di Persiceto restarono Volontari.
Durante la seconda guerra mondiale i Vigili di Persiceto furono destinati a Bologna (e anche in diverse città italiane), tutti fino al 1943, solo una parte poi. Ma un nucleo, più o meno ufficialmente e in maniera discontinua, rimase a proteggere la città. Numerose testimonianze riportano che durante i bombardamenti aerei i nostri Pompieri (come tutti gli altri) correvano subito in soccorso dei sinistrati con le autopompe, rimanendo coinvolti nei mitragliamenti dell’artiglieria. Durante il bombardamento della Braglia nell'aprile 1945, che provocò diversi morti, distruzioni e incendi,  rimasero feriti in 6, e fu distrutta l'autopompa. I Persicetani ricordano poi come i due fratelli Bastia, i Pompieri Adelfo e Giuseppe, fermarono il bombardamento americano del nostro paese nel giorno della sua liberazione, il 21 aprile 1945. (Adelfo era già insignito di medaglia di bronzo al valor civile, mentre Giuseppe fu poi dichiarato partigiano riconosciuto per diverse azioni).
 Nel dopoguerra i nostri Vigili del Fuoco Volontari diedero il loro contributo alla ricostruzione, cooperando all’interno del Corpo Nazionale anche nel resto del territorio italiano in numerose operazioni di soccorso. Non parteciparono più alle manifestazioni pubbliche per disposizioni del governo, non più dipendenti dal comune e spesso trascurati dal comando provinciale, continuarono tra mille difficoltà e scarse risorse la loro quotidiana e dura opera di pronto soccorso e di vigilanza. Il boom economico degli anni 60 permise di costruire la nuova casermetta in via Caravaggio, e rinnovare in parte i mezzi.
In seguito hanno ricostruito un gruppo al passo coi tempi, capace di usare le moderne tecnologie (se disponibili) e di affrontare le sempre nuove situazioni di pericolo e soccorso che i tempi moderni generano.
Ma soprattutto i nostri Pompieri non hanno perso la tradizione culturale antichissima, l’esperienza e lo spirito di servizio coltivati ininterrottamente per un secolo e mezzo a favore della collettività.
 
Fra i numerosi riconoscimenti, anche sportivi,  ricordano in particolare un’antica medaglia di bronzo al valor civile, e una moderna Stella d’oro alla Bontà.
 
  Oggi, nel moderno distaccamento di via Caravaggio, come 150 anni fa, un Custode assicura ancora la presenza 24 ore su 24, per ricevere le richieste di soccorso che provengono sia dal territorio dei Comuni dell’area Persicetana che dal Comando di Bologna. Egli poi chiama i Vigili in servizio grazie ad un moderno e rapido sistema elettronico, sostitutivo della vecchia sirena di guerra che dal 1946 era divenuta il loro simbolo.

4. Dal dopoguerra ai nostri giorni

    Il futuro promette novità. Molti i problemi, le aspettative e i progetti. Non siamo più i soli volontari attivi nel campo della Protezione Civile e il volontariato in generale viene rivalutato, se non altro perchè è terminata per sempre l'illusione di una economia in sviluppo perpetuo e di uno Stato dispensatore di risorse e posti di lavoro statali senza limiti. Non dimentichiamo che l'Italia è all'ultimo posto in Europa (ma anche oltre) quanto a percentuale di volontari tra i Vigili del Fuoco (solo il 10%, contro il 90% degli altri paesi). La scarsità di risorse, la varietà dei disastri (solo il 40% sono incendi), le sempre più frequenti catastrofi di grande scala che colpiscono anche il nostro paese, il dissesto del territorio, la carenza di cultura della sicurezza nei cittadini richiedono un adeguamento dell'organizzazione.
All'orizzonte si intravede la riunificazione di tutti gli enti operanti nel settore, in una prospettiva centrata più sulla prevenzione che sul soccorso, con un forte legame con le istituzioni locali, e fondata anche su una forte base di volontariato, professionale, qualificato e diffuso capillarmente sul territorio.
Staremo a vedere. Noi siamo qui, testimoni secolari di una delle realtà dietro le quinte della quotidiana normalità, fedeli al nostro dovere e ai nostri ideali.
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Quando per strada sentite la nostra sirena, ora sapete chi e cosa c'è dietro.
Aiutateci, e, se volete, veniteci a trovare.
 

(*) (motto dei Pompieri italiani del 1800)

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Ultimo aggiornamento: 15 gennaio 1999 by Marco Cocchi © Copyright 1999
Si ringrazia per l'ospitalità InterMedia
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